Pubblicato in: classici

“He’s more myself than I am. Whatever our souls are made, mine and his are the same”

Cime Tempestose

Emily Bronte

1847

C’è una dichiarazione d’amore più bella di questa?

Posso farvi ricredere?

Immaginatevi l’odore di legna bruciata e la cenere che sporca il pavimento di pietra davanti al focolare. La tenue luce del camino nel buio di notti dove non esisteva l’elettricità a dissipare le tenebre. Sentite il calore delle fiamme sul volto, mentre fuori il vento spira fra le tamerici della brughiera. In silenzio ascoltate una ragazza che si confida alla sua nutrice e le fa la dichiarazione d’amore che per un secolo è rimasta di innovativa bellezza: qualsiasi cosa siano fatte le anime, la mia e la sua sono della stessa materia.

E’ Catherine a parlare, rivolgendosi a Nelly.

Catherine è un personaggio contrastante che alle volte, durante la lettura, mi ha suscitatoun sentimento di rabbia per i suoi comportamenti infantili e per i suoi ragionamenti che possono essere fraintesi come spinti da una logica del “matrimonio rispettabile economicamente”. Non si può certo dire che questo sentimento non sia ragionevole ai nostri occhi moderni, ma è proprio questa la possibilità di imporre cuore su mente che manca “socialmente” alla protagonista femminile. Perché Catherine nasce nella seconda metà del 1700 e non nella seconda metà del 1900, nasce in un’epoca dove dalle convenzioni sociali non ci si può liberare.

Quindi ora vi chiedo di fare tabula rasa e domando se c’è un personaggio più affascinantedi una donna che si dichiara nell’ombra di un focolare, non accumunando il proprio amore e se stessa tramite il ceto sociale, la forma fisica o l’intelligenza, ma richiamando laparte più profonda di un essere umano, talmente profonda da essere impalpabile, da essere il motore degli istinti più profondi?

Emily Bronte, che tutti descrivono come una donna quieta e riservata ha creato personaggi che non solo vivono le proprie emozioni, ma a tratti ne sono la rappresentazioni esteriore come una maschera teatrale che deve portare all’eccesso il proprio carattere per essere compresa appieno. E’ così che dal suo calamaio, in uno stile sorprendentemente scorrevole e moderno, nasce Heathcliff, iracondo, furioso, vendicativo, un personaggio a tinte fosche che immagino come un albero solitario su di una collina una notte di tempesta, ma anche Linton il sole caldo della sicurezza, buono e allegro. Così che si dipana come un racconto che richiama in alcuni tratti anche del gotico, attraverso gli anni, le sofferenze, gli abbandoni, i tradimenti, l’amore cieco e quello sicuro, fino ad approdare su di una collina dove: “… sotto quel cielo benigno; guardai le falene svolazzare tra l’erica e le campanule, ascoltai il lieve sospiro del vento tra l’erba, e mi stupì che si potesse immaginare un sonno meno tranquillo per quelli che dormivano in quella terra di pace.”

Avete già avuto modo di leggerlo? Lo leggereste? Vi piacciono i classici?

P.S. esistono anche adattamenti cinematografici molto belli per chi fosse interessato. 

L’edizione nella fotografia sopra è di RBA Storie Senza Tempo 2021.

Alla prossima
La Bibliotecaria
 
 
 
 
 

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