Pubblicato in: romanzo

Nolite te bastardes carborundorum

Margaret Atwood
Il racconto dell’ancella
1987
 
 
35f848_9da1e92b8bbc4af285f32b876b5d4b5d~mv2Buongiorno readers!
 
D’obbligo abbassare il capo in segno di rispetto o mettersi alla prova con una riverenza di quelle da sfiorare il pavimento con la fronte.
 
Un capolavoro!
 
Se ancora non siete in possesso del libro in oggetto mettete in stand-by l’articolo e correte in libreria a comprarlo. Correte si intende anche in senso figurato, potete benissimo smanettare sull’e-reader per acquistarlo. L’importante è la rapidità nell’averlo fra le mani.
Si deve chiamare romanzo, perché è un testo narrativo straripato come invenzione dalla mente della Atwood, ma si può benissimo chiamare romanzo rivelatore.
Con questo non voglio indorarvi la pillola. Ogni singola parola è cruda, se non nel mero significato della stessa, almeno nel contesto della sola frase. Potrei adesso cadere nel retorico e non me ne vogliate per questo, ma è deformazione professionale: è entusiasmante, agghiacciante, veritiero, crudo, semplice e complesso, satirico ma purtroppo estremamente attuale.
Il concetto di base è di per sé la cosa più disgustosa che un essere umano possa fare: privare una donna del controllo del proprio corpo.
 
In breve: scritto nel 1987 è ambientato in un presente distopico. Il mondo  è vittima di un disastro atomico e gli Stati Uniti, sin dalla fine del ‘700 il paese delle libertà, sono adesso uno Stato totalitario e patriarcale con un rigido sistema di caste.
Gilead, come ora viene chiamato, è uno stato fondato sulla religione. La società del nuovo ordine è basata su figure ben delineate. Un vertice tutto al maschile con i Generali,  affiancati dalle loro sterili Mogli, vestite di blu e che di fatto sono semplicemente arcigne padrone in casa, dove impartiscono ordini alle  Marte, donne che si dedicano alla cura della casa. E poi ammantate di rosso cremisi, silenziose occupanti delle case più ricche del nuovo stato, odiate e strumentalizzate dalle mogli per la loro fecondità, costantemente redarguite dalle acerrime Zie, ci sono le Ancelle.
Le Ancelle non possiedono più nulla né il controllo del loro corpo, né un nome proprio. Si muovono sempre in gruppo di due, non possono incrociare lo sguardo di nessuno ma devono celarsi con un cappuccio, rimangono nella casa del generale di cui diventano a tutti gli effetti proprietà. Una proprietà che supera quella fisica fino a diventare anche identitaria, il loro nome infatti non è altro che un appellativo composto dal prefisso “di” e il nome dell’uomo con cui devo giacere, una volta al mese, in una cerimonia che richiama le parole della Bibbia, ma in un modo barbaro e distorto. 
 
La protagonista è DiFred, un tempo si chiamava June, aveva una bambina e un marito Luke. Lei si ricorda, ma non vuole ricordare. Non può ricordare che la sua vita fosse diversa. Non può ricordare di quando poteva fare joggings, di quando poteva andare a lavoro, di quando poteva decidere di chi innamorarsi. Pena la perdita della ragione e la morte appesa per il collo in pubblica piazza presso il Muro.
 
E’ una storia di sofferenza, di disperazione, di calma celata, di mille interrogativi e di una finzione che ti obbliga a vivere come se il mondo fosse sempre stato sottosopra, e far finta che rimanga così che questo sia il nuovo status quo sempre temendo che piano piano la memoria di quello che è stato svanisca come è svanito il concetto dell’essere donna, così dall’oggi al domani.
 
Ma è anche una storia di ribellione soffusa e silenziosa fra le cappe rosse sollevate e di un Mayday sussurrato che ci fa chiedere: e se succedesse a noi? Se il mondo improvvisamente mutasse, le regole diventassero ferree, degli obblighi e non delle indicazioni come dovrebbero essere. Se l’essere umano perdesse anche la possibilità di controllare il proprio corpo per salvarsi. Se il mondo diventasse il romanzo della Atwood o una sua immagine leggermente diversificata da che parte staremmo? Sussurreremmo il mayday? Proveremmo a fuggire? Combatteremmo a viso aperto? Oppure ci adatteremmo per vivere quella parvenza di vita con il rischio di svegliarsi una mattina con la gola stretta, in un bagno di sudore, lo stomaco attorcigliato e quel e se… piazzato lì come condanna?
 
Ho amato la scrittura della Atwood, ho amato il suo simbolismo, ogni personaggio, ogni salto nel passato ed ovviamente nella Wish List ho tutti i suoi libri compreso il seguito uscito nel 2019 “I testamenti”. 
 
Avete già letto qualcosa della Atwood?
 
Avete visto la serie tv? Trovo che sia molto bella anche quella, e anche molto fedele al romanzo.
 
Curiosità: il titolo dell’articolo è una frase che DiFred scopre nella camera che occupa, una frase in latino che l’avvicina come non mai all’ancella che l’ha preceduta. 
 
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La bibliotecaria

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