Pubblicato in: classici, Classici moderni

Vedi sono i fuochi dell’autunno

Autumn Town Leaves di Iron & Wine

35f848_9da1e92b8bbc4af285f32b876b5d4b5d~mv2Buongiorno readers,

in questo lunedì freddo e piovoso mentre sorseggio un thè alla cannella, dedico alcuni minuti a parlarvi del romanzo che è stata la mia lettura per la settimana, “I fuochi dell’autunno” di Irene Némirovsky, che mi ha lasciato un vuoto allo stomaco e un tarlo in testa. Chiudendo il volume, a lettura conclusa mentre la voce dell’ultima frase mi risuonava ancora nella mente, mi sono resa conto che l’autrice non ha mai saputo come la Seconda guerra mondiale sia finita.

Spendo, quindi, due parole per parlarvi della Némirovsky per chi eventualmente non la conoscesse. Classe 1903, nata a Kiev da una famiglia di banchieri benestanti e di origine ebraica, visse a Parigi e fu quindi francese di adozione. All’età di diciannove anni pubblica il suo primo romanzo ed è una scrittrice molto prolissa fino a che l’avvento del nazismo e le leggi razziali la obbligano a pubblicare sotto pseudonomico. Si converte al cattolicesimo nel 1939. Questa sua conversione sembra essere nulla agli occhi dei Tedeschi che la arrestano nel 1942 e la deportano nel campo di concentramento di Auschwitz. Qui muore nell’agosto del 1943, all’età di soli trentanove anni, lasciando orfane e depositarie della valigia carica dei suoi manoscritti le sue due figlie.

I fuochi dell’autunno sono un romanzo che si articola in tre fasi ben delineate: 1912-1918, 1920-1936 e 1936-1941. Un arco di tempo limitato lungo appena un trentennio, ma carico di eventi nefasti. La storia segue la vicenda di due famiglie, i Brun composta dal vedovo Adolphe, la figlioletta Therese e la suocera del signor Brun, la signora Pain, i Jacquelain il marito ipocondrico, la moglie asfissiante e il figlio dei due Bernard, un ragazzino effervescente e pronto a conquistare il suo posto nel mondo . Attorno ruotano altre figure come Martial Brun nipote di Adolphe e brillante studente di medicina che sogna di poter diventare a tutti gli effetti un medico, Raymond Detang, spregevole arrampicatore sociale e la vedova Humbert e figlia quindicenne di quest’ultima Reneè.

Ho seguito con apprensione l’evolversi della narrazione affezionandomi ai personaggi e alla figura di Therese che da timida quindicenne promessa sposa al cugino Martial, più grande e per cui non prova che affetto fraterno, passa ad essere una vedova compita fino all’amore per Bernard Jacquelain che divampa come un fuoco, la consuma e le regala tre figli. Le guerre sono i due fuochi che scandiscono tutta la narrazione, cambiando il corso di quella che doveva essere la storia di un uomo, stravolgendola, rendendola altro e mentirei se non dicessi di aver atteso con le lacrime agli occhi che Bernard tornasse dal campo di prigionia.

La Némirovsky crea personaggi che fanno da sfondo corale alla narrazione rimanendo fedeli a se stessi fino all’ultima battuta che l’autrice regala loro, e crea dei piccoli diamanti preziosi che sono i personaggi che si evolvono e mutano e fanno progredire la storia. Mi riferisco in questo caso a Therese e Bernard, all’amicizia che li lega fino a trasformarsi in amore, in usura dell’anima ed infine in riconoscimento l’uno negli occhi dell’altra.

Concludo con una frase tratta dal romanzo:

“Vedi” le diceva “sono i fuochi dell’autunno. Purificano la terra, e la preparano per delle nuove sementi35f848_9da1e92b8bbc4af285f32b876b5d4b5d~mv2

La vostra Bibliotecaria

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