Pubblicato in: November reading, Romanzi brevi

Il Salpetriere apre le porte per il ballo delle pazze

Creep, Radiohead

fileBuonasera readers,

mai lettura per il weekend è stata più azzeccata, la lettura mi è letteralmente scivolata fra le mani come se osservassi una rappresentazione cinematografica.

Si tratta di un romanzo in costume ambientato nella Parigi di fine Ottocento.

Il libro ha inizio in medias res il 3 marzo del 1885. La storia copre un periodo che va dal 20 febbraio 1885 al 18 marzo 1885 con al più l’epilogo datato primo marzo 1890. Interessante scelta, e totalmente approvata, quella di titolare i capitoli con la data, in modo da orientare più facilmente il lettore. Lo schema di suddivisione della narrazione mi ha ricordato molto quello dei film quando appare in basso nell’inquadratura il periodo a cui ci si riferisce in quell’esatto momento la trama dello sceneggiato. Incontriamo nei primi due capitoli i due personaggi che assolvono la funzione di estremi, sono infatti due figure esattamente agli antipodi, in principio alla narrazione, ma, per certi versi, destinate a legarsi l’una all’altra. Eugenie, apparentemente la protagonista del romanzo, è una ragazza di diciannove anni con uno straordinario dono, quello di poter vedere e parlare con i defunti. Genevieve, d’altro canto è ‘l’anziana infermiera dell’ospedale psichiatrico di Salpetriere, votata al lavoro e alla scienza, non lascia posto nella sua vita per altro se non il reparto dove lavora, la ricerca medica a cui sente di contribuire e le lettere che scrive e conserva per la sorella deceduta ormai da anni.

Eugenie, d’altro canto, è una ragazza di buona famiglia, incapace di ritrovarsi nello schema della donna borghese che deve essere votata al matrimonio e alle frivolezze.

La domanda che mi ha spinta a divorare il romanzo è: come possono incontrarsi questi due mondi?

A lettura conclusa mi sento di rispondere: con una vera e propria collisione!

Il mondo aristocratico, privilegiato, ammantato del velluto della ricchezza di Eugenie si schianta improvvisamente sull’ospedale di Salpetriere dove viene ricoverata dopo essere stata tradita dal suo stesso sangue. Il mondo razionale, chiuso e monotono di Genevieve,  a tutti gli effetti la vera protagonista del romanzo, invece è destinato ad aprirsi verso orizzonti mai esplorati.

Così, mentre Genevieve ritrova la fede e sé stessa ed Eugenie la amata libertà, ci ritroviamo trascinati dalle danze sfrenate del ballo delle pazze e ci chiediamo se davvero siamo gli spettatori o se siamo anche noi un po’ alienate. Se la normalità ci appartiene o forse siamo più vicini alla pazzia. E così indossiamo la maschera e diventiamo Luise la ragazzina stuprata che soffre di attacchi di epilessia, l’anziana Therese, una puttana salvata dalla strada che cuce scialli tutto il giorno e le donne, tutte le donne, che un verso o per l’altro non rientravano negli schemi di una società patriarcale e maschilista e che per questo ne sono state fatte fuori, facendole sparire dietro una porta, come si fa con ciò che ci è più scomodo. Diventiamo parte di una famiglia, decisamente insolita, ma sicuramente sincera, un po’ come la nostra Genevieve che alla fine diventa anche lei, una volta libera, un’alienata.

Il tema centrale è quello delle donne scomode, donne agitate, donne distrutte e mai aggiustate.

Il mondo di un ospedale psichiatrico apre le porte spalancandosi al mondo con una trama scorrevole e semplice, priva di ornamenti lessicali o stilistici. Una traduzione decisamente riuscita e una scrittrice, la Mas, diversa dalle altre scrittrici, capace di mettere in scena un vero e proprio film.

Mi è sembrato di vorticare con i personaggi fino all’ultima parola.

Se lo rileggerei? Assolutamente e totalmente sì.

Questo mi rende po’ alienata?35f848_9da1e92b8bbc4af285f32b876b5d4b5d~mv2

La Bibliotecaria

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